Come sogno comanda – Il mio primo lavoro: paradiso e veleno

“Quando hai solo diciott’anni quante cose che non sai. Quando hai solo diciott’anni forse invece sai già tutto,
non dovresti crescer mai”.
Così cantava Ligabue nella sua canzone ” Lettera a G.”, ed aveva ragione. Quando hai solo 18 anni pensi di sapere già tutto, di poter affrontare il mondo da solo come Hulk contro Superman e di sapere già come andrà la tua vita che naturalmente rispetterà tutti i tuoi piani ed i progetti pianificati. Ed invece non è così.
E’ in quella stessa età, infatti, che spesso si capisce cos’è davvero il mondo, la vita. Non dovremmo crescere più, è vero, sarebbe meglio se restassimo tutti nel limbo che va tra i 18 ed i 25 anni, tra l’essere adolescenti e adulti che sognano continuamente una vita in grande, perché il mondo fuori è più crudo ed aspro di quando ci aspettassimo però sai, se quella realtà cruda e nuda viene osservata da un punto di vista positivo e creativo, ti rendi conto che uscire dal limbo non è poi tanto brutto.
Questo è quello che mi è capitato una volta terminati gli studi superiori: la prima delusione dalla vita.
Io, che sono sempre stato un Riccio testardo dalle idee ben chiare, una volta terminato l’istituto non ebbi dubbi o ripensamenti su quale fosse la strada da percorrere per il mio successo personale così, decisi di continuare gli studi e come progettato anni ed anni prima, mi iscrissi alla facoltà di Architettura alla Federico II.
Iniziai l’università con grande entusiasmo anche se, nello stesso tempo avevo iniziato a lavorare. Appena compiuti i 18 anni si presentò infatti, l’occasione di mettere in piedi insieme ad un amico di famiglia, una nuova impresa edile.
Per mio padre, che è sempre stato un gran lavoratore, il lavoro era importante. Lui aveva sempre pensato che, dai miei 18 anni, io dovessi trovare un lavoro stabile, magari un posto fisso e nel frattempo portare avanti gli studi.
A me non dispiaceva l’idea di lavorare, sono sempre stato il classico ragazzo che se c’era da lavorare, era pronto a rimboccarsi le maniche, poi mi allettava l’idea di avere una mia indipendenza economica e di poter scrollare di dosso ai miei genitori delle spese.
Appoggiato dai miei familiari, intrapresi questa sfida.
Contro ogni pronostico, mi ritrovai in quei primi tre/ quattro anni d’attività lavorativa, con un’impresa edile che andava benissimo e che faceva guadagnare tanti soldi. Infatti, di lì a poco, avverai il mio primo sogno, comprai da un soldato della Nato la mia prima macchina: un’Honda Accord modello americano. Al pensiero che mio padre non mi aveva mai permesso di comprare nemmeno un motorino, quella decappottabile nera comprata con i soldi del mio lavoro, era un sogno che diventava realtà.
Tutto questo mi attraeva molto e mi dava l’idea di una realizzazione già avvenuta nonostante la mia giovane età. Per questo, probabilmente, gli studi di architettura iniziai a farli con più calma rispetto ai tempi normali. Per completare gli studi universitari ci ho impiegato ben 7 anni e mezzo perché facevo quattro, cinque esami all’anno ma mi sentivo soddisfatto perché nel frattempo mi sentivo realizzato, lavoravo e guadagnavo bene con la mia impresa.
Avevo poco più che vent’anni, ero un giovanotto particolarmente pischello, che aveva paura di poche cose.
Così è stato per ben 6 anni.
Dopo 6 lunghi anni, iniziai a capire che il mio socio probabilmente non faceva gli interessi della società ma piuttosto personali. Un socio che era soprattutto un amico di famiglia, molto più grande di me e di cui mi fidavo ciecamente. Quando capii che il mio socio stava facendo cose a danno della società, lo dissi a mio padre che, grazie anche all’aiuto di un cugino commercialista, riscontrò in che modo il socio sottraeva denaro alla società per i suoi interessi privati.
Portò la società verso il disastro.
Quella scoperta mi indusse a dare un’accelerata ai miei studi universitari. Superai la delusione facendo più esami, impegnandomi di più negli studi per finire il corso di Architettura e riscattarmi.
Mi ritrovai, da un momento all’altro, ventenne, deluso e scoraggiato. Io, che da piccolo avevo sempre avuto le idee ben chiare, ora vagavo con la paura dell’incerto futuro. Ero in piena crisi, non mi sentivo più l’Andrea Riccio di una volta.
Inutile dire che questa fu una grande lezione di vita, forse la più forte fino a quel momento.
Quel socio, per me era stato il classico volpone, aveva fiutato che con noi poteva fare un vero affare, aveva visto in mio padre un papà che voleva far emergere il figlio e quindi, disposto a mettere qualsiasi somma a disposizione ed in me, un giovanotto alla prime armi con tanta voglia di fare ed imparare. Quale migliore occasione per profittarne? E se ne approfittava! Non a caso, la maggior parte dei problemi che ogni giorno si presentavano nei vari cantieri e all’interno dell’impresa, toccava a me risolverli. Diceva che mi avrebbero formato.
Dopo tempo, forse di questo devo ringraziarlo.
Questa esperienza, mi ha dato due grandi insegnamenti importanti. Il primo è che la vita nei cantieri, così come in generale, è fatta di concretezza e la concretezza significa risolvere i problemi quotidiani, far proprio quel famoso “problem solving” a cui ci si riferisce in tanti corsi di formazione. E’ con l’esercizio del problem solving che ho imparato ad allenare la mia creatività. Risolvere problemi mi piaceva. Mi piaceva essere messo alla prova e riuscire a trovare velocemente tante soluzioni ad un problema che lì per lì sembrava una catastrofe.
Dall’altro lato, invece, l’insegnamento è stato quello di scoprire che chi ti sta vicino ti può tradire. Occorre essere guardinghi, bisogna fare attenzione e capire bene chi ti sta accanto e chi lavora con te.
Quando capisci questo, nella vita inizi a capire che tutto potrebbe sgretolarsi.
Dopo quel tradimento sentivo davvero come se il terreno sotto ai miei piedi si fosse sgretolato in mille pezzi. Avevo molti ripensamenti su tutto il mio futuro, ma di una cosa ero certo, ero creativo e presto la creatività stessa mi avrebbe indicato il mio futuro.

P.s: Ci sono novità in arrivo! Il mio nuovo canale youtube sarà aggiornato con degli esercizi per stimolare la tua creatività. Ad ogni racconto che il martedì ed il giovedì uscirà sul blog, allegherò un video tramite link che ti porterà sul canale youtube, nel quale ti spiegherò l’esercizio.
Ogni racconto ha un suo esercizio specifico.  L‘ esercizio di questo post è: “Paint your problem”. Ti piace questa iniziativa?

https://youtu.be/UEz3UCWv_U8 – Clicca qui per conoscere l’esercizio creativo! 🙂

Inoltre, sono curioso di sapere se anche tu hai vissuto un esperienza simile e se sei curiosa/o di sapere come continuerà il racconto della mia vita.
Aspetto un tuo commento qui in basso! 🙂

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