Come sogno comanda – I mestieri di famiglia.

Secondo Multatuli, uno scrittore, aforista e funzionario del governo olandese dell’800 “Dispiacere e gioia dipendono più da ciò che noi siamo che da ciò che ci capita”. Aveva ragione.
Probabilmente il dispiacere del tradimento del mio socio, che aveva di fatto determinato il fallimento della società edile che in 6 anni ci aveva dato anche molte soddisfazioni, era un tipo di dispiacere che, per diventare la persona che sono oggi, era indispensabile io provassi.
Era un passaggio fondamentale per la mia crescita.
Senza quel tradimento, ora potrei presumibilmente essere ancora a capo di quella società e non avrei mai fatto le esperienze che ad oggi, con tutti i fallimenti, posso vantare di avere ne mio curriculum personale e non avrei mai attraversato quel periodo di crisi che mi spronò a cercare me stesso e a mettere in moto la mia creatività.
Il mio fu uno di quei periodi di crisi esemplari, che al solo ripensarci vado in crisi di nuovo.
Ero in conflitto come me stesso, non sapevo quale fosse il lavoro giusto per me, la mia futura strada, in cosa io fossi davvero portato e quale, tra le tante mie passioni, avrei dovuto approfondire e coltivare.
Spesso le crisi personali poi, coincidono con il periodo delle crisi collettive. E’ quel tempo in cui ci preoccupano le previsioni economiche di chiunque ci circondi: osservatori, economisti, parenti, amici, i genitori soprattutto in un posto come il sud d’Italia dove il tempo della crisi è ancora più sentito. Proprio qui, dove c’è il talento, l’artigianato locale, la sartoria famosa nel mondo, il mare, il sole ed il buon cibo, ma anche la disorganizzazione del lavoro, l’illegalità ed il sopruso.
Quel momento di crisi nel quale sprofondai, durò per un bel po’ ed inizialmente pensavo di non riuscire più ad uscirne. Fortunatamente però, ho sempre avuto una gran passione per la lettura, e fu proprio grazie a questa e in particolare alla lettura del libro “Il mondo come lo vedo io”, la raccolta dei saggi scritti da Albert Einstein, che iniziai a vedere la luce dal profondo del mio dispiacere.
Di quel libro, un testo in particolare mi colpì le cui parole rileggevo ogni sera prima di addormentarmi: “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’ angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’.Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. […] Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”.
In effetti in quel periodo di crisi, dopo aver letto e riletto quelle parole, riuscii a vedere un lato positivo, ovvero l’università. Quel dispiacere del fallimento personale e non, mi aveva spronato a formarmi e ad accelerare ancora di più i miei studi anche se, solo dopo capii che la prima “università” che si frequenta nella vita è quella della famiglia in cui si nasce. Stavo apprendendo, mi stavo formando, crescendo e superando anche la mia crisi senza saperlo. Ero in famiglia.

L’ “università” della famiglia sono quei modi di fare, quei parenti, quei mestieri, le professioni che trovi a casa, ciò di cui senti parlare quando non hai ancora e nemmeno imparato a parlare. Persino gli strumenti del lavoro o delle professioni che trovi per caso a casa. Davanti a quel mondo, ai mestieri dei tuoi familiari, puoi agire in tanti modi, magari ritrovando in te “gli stessi geni” d’inclinazione e talento. Oppure, al contrario, trovare una strada del tutto nuova, un nuovo modo di stare al mondo, di costruire la tua vita, il tuo mestiere.

In quel periodo riscoprii molte di quelle inclinazioni e di quei mestieri che hanno caratterizzato la mia famiglia, da sempre formata da persone operose e creative che non si sono mai arrese alla crisi, sia esse stata personale o collettiva ma, hanno sempre lottato. Mio nonno paterno era un abile falegname, mia nonna materna e mia madre erano un fenomeno della natura nella loro azienda alimentare. Mio padre poi, prima di entrare in Telecom, era un sarto, una passione mai abbandonata e poi trasmessa a mia sorella. Si trattava di vivere, per me, in mezzo a tanti stimoli intellettuali, lavorativi e mentali che mi faceva piacere seguire e nei quali mi sono sempre ritrovato. Anche questo, in fondo, devo ammettere che è stato per me una fortuna.

Riscoprire me stesso in loro e attingere la mia forza e volontà da loro, è stata la mia più grande fortuna.
Se poi è vero che a volte degli amori fanno dei giri immensi e poi ritornano, lo stesso d’altronde vale per i “geni”.

No, non sto scherzando!

Lo dicono i medici, le ricerche degli scienziati e lo dice il buon senso.

Io infatti, penso di aver ereditato tanti geni operosi appartenenti a mondi ed inclinazioni diversi, complessi eppure contigui, dai quali un giorno di cui pure dirò sarei riuscito a trarre quella sintesi perfetta che ho tratto mescolando esperienze buone ed altre negative.

Da qualche parte in quel periodo lessi che : ” ci possiamo impiegare anche molti anni nella nostra vita, possiamo incontrare e fare cose diverse nel corso degli anni che viviamo. Cose che tante volte non abbiamo scelto ma che ci troviamo a vivere. Tuttavia, prima o poi e più volte, accade che quello che sta in noi voglia uscire fuori, venire allo scoperto, farci fare esattamente quello che sta in noi per essere quello che, nel bene e nel male davvero siamo. E’ in quei momenti che passa in un attimo la nostra eternità, lo scopo per cui siamo venuti al mondo”.

Ecco, io adesso avevo un indizio: la creatività ed i mestieri di famiglia.

Avevo quasi finito l’università e la crisi sembrava quasi superata. Con la riscoperta di quei “geni”, di quelle inclinazioni, di tutto, certo, avrei immaginato e pensato, tranne che sarebbe arrivata la mia parentesi nei luoghi della politica.
E tu? 😛

Presto sul mio canale youtube, caricherò il video con l’esercizio creativo associato a questo post: Ricaricati di energia. 🙂

1 commento
  1. Mariacristina
    Mariacristina dice:

    grazie perché questi tuoi racconti sono stati un altro segnale che mi sta aiutando a uscire della crisi… la stessa identica da te vissuta. Un caro saluto virtuale, Mariacristina

    Rispondi

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